CONTROLLO E DISINFESTAZIONE DELLE PIANTE ORNAMENTALI

La D.D.I. Disinfestazioni da anni è specializzata nel settore, e attua piani di controllo personalizzati su misura del cliente utilizzando i più moderni metodi di lotta integrata.
Operiamo sia in modo tradizionale, tramite irrorazione fogliare con atomizzatore a cannone raggiungendo un altezza di oltre 30 m, che tramite endoterapia, un sistema di lotta ai parassiti che sfrutta la funzione clorofilliana delle piante garantendo al senso un’omogenea distribuzione del prodotto dal tronco a tutti i tessuti fogliari, e, un azione prolungata nel tempo 4-6 mesi.

PRINCIPALI INFESTANTI TRATTATI:

PROCESSIONARIA DEL PINO
IFANTRIA O BRUCO AMERICANO
CAMERARIA (MINATORE FOGLIARE DELL’IPPOCASTANO)
TINGIDE DEL PLATANO
CANCRO DEL PLATANO
AFIDI
COCCINIGLIA
METCALFA PRURINOSA
CIMICE DELL’OLMO
OZIORINCO

PROCESSIONARIA DEL PINO

Nome: Traumatocampa (=Thaumetopea) pityocampa
Famiglia: Thaumetopoeidae

Che cos’è

Thaumetopoea (=Traumatocampa) pityocampa è un Lepidottero defogliatore
che vive parassitando in primis il pino nero (Pinus nigra), ma può infestare
anche il pino silvestre (Pinus silvestris), il pino marittimo (Pinus pinaster) e varie
specie di cedro.
L’insetto compie una generazione all’anno.
L’adulto si sviluppa in una farfalla con ali anteriori di colore grigio e ali posteriori
bianche con una macchia nera posta a metà del margine inferiore.
La larva è di colore grigio ardesia nella regione dorsale e giallastra ai lati sul
ventre,
provvista di tubercoli che portano ciuffi di peli color ruggine.
A maturità le larve raggiungono la lunghezza di 40 mm.

Come si sviluppa

Gli adulti hanno vita breve, intorno alle 24 – 48 ore e sfarfallano in genere
dalla metà di giugno a tutto agosto.
Le uova vengono deposte a manicotto intorno ad una coppia di aghi;
l’incubazione si compie in 30 – 40 giorni e dopo la schiusa le larve iniziano
subito a nutrirsi degli aghi. Contemporaneamente, con i loro fili sericei,
costruiscono nidi provvisori. In ottobre, alla fine della terza età, formano un
nido più voluminoso all’interno del quale superano l’inverno.
Il completo sviluppo corporeo viene raggiunto attraverso 5 età di larve,
intervallate da 4 mute. A partire dalla fine di marzo fino a tutto il mese di aprile (in base alle condizioni
ambientali), le larve mature abbandonano la pianta ospite e si spostano in processione alla ricerca di
un luogo adatto per penetrare nel terreno e trasformarsi in crisalidi. Le crisalidi rimangono in una
condizione di sviluppo arrestato (diapausa) fino all’estate all’interno di un bozzolo a 5-20 cm di
profondità, ma molto spesso la diapausa si protrae per anni.

Perchè è dannosa

Le larve, nutrendosi degli aghi, provocano disseccamenti della chioma e defogliazioni.
Le infestazioni si caratterizzano spesso con fluttuazioni graduali delle popolazioni, il cui culmine si
manifesta ogni 5 – 7 anni, a seconda delle condizioni ambientali.
Più gravi sono invece i problemi connessi alla presenza dei peli urticanti sul corpo delle larve a partire
dalla terza muta. Le larve sono pertanto pericolose per le persone e gli animali domestici, soprattutto
nella fase di fuoriuscita dai nidi.

Cosa cercare

  • Durante l’inverno, nel periodo tra novembre e febbraio, occorre
    controllare le piante per verificare la presenza di nidi sulla
    chioma soprattutto nelle parti più alte ed esposte al sole.
  • In primavera, tra la seconda metà di marzo e la fine di aprile, le
    larve abbandonano i nidi e la presenza delle processioni coincide
    con il momento di massima pericolosità.
    È pertanto fondamentale evitare qualunque contatto diretto con
    le larve.
  • A fine estate, tra l’ultima decade di agosto e la prima metà di settembre, nelle parti alte della
    chioma possono essere individuate le uova che vengono deposte dalle femmine a manicotto tra due
    aghi e sono ricoperte dei peli dell’addome.
    Per l’individuazione delle uova si consiglia di controllare piante infestate nell’annata precedente,
    e di prelevare i rami più esterni, con l’ausilio di uno svettatoio.

Come intervenire

In inverno vanno tagliati e distrutti i nidi, adottando tutte le protezioni individuali indispensabili per
evitare il contatto con i peli urticanti delle larve.
Nella prima metà di giugno possono essere installate le trappole ai feromoni per la cattura massiva
dei maschi adulti. Le trappole vanno fissate su un ramo in posizione medio – alta e sul lato sud ovest
delle piante. In parchi e giardini si consigliano 6 – 8 trappole/ha, distanti tra loro 40 – 50 metri.
Nei rimboschimenti e nelle pinete vanno collocate ogni 100 metri, lungo il perimetro e
le strade di accesso. È opportuno posizionare le trappole nei punti più soleggiati e dove
l’infestazione è di solito maggiore.
All’inizio dell’autunno (indicativamente dalla seconda metà di settembre alla prima settimana di
ottobre) sulle piante infestate l’inverno precedente è possibile effettuare 1-2 trattamenti a base di
Bacillus thuringiensis. Si tratta di un formulato microbiologico innocuo sia per l’uomo che per gli insetti
utili e gli animali domestici.

La lotta alla processionaria è obbligatoria su tutto il territorio nazionale “nelle aree in cui le strutture
regionali individuate per le finalità di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214, competenti per
territorio, hanno stabilito che la presenza dell’insetto minacci seriamente la produzione o la
sopravvivenza del popolamento arboreo” ai sensi del DM 30 ottobre 2007.
Nelle aree in cui sussiste un rischio per la salute delle persone o degli animali a seconda delle
disposizioni dell’autorità sanitaria competente si possono impostare i seguenti interventi:

  • Rimozione invernale dei nidi (bozzoli)
  • Cattura delle larve con trappole a cattura massiva (collare per processionaria)
  • Monitoraggio e cattura degli adulti con trappole ai feromoni
  • Trattamenti con Bacillus Thurngensis

IL COLLARE PER LA PROCESSIONARIA DEL PINO

Caratteristiche

Questa trappola, da posizionare sul tronco degli alberi, intercetta le larve in fase di discesa
dagli stessi.
Le larve di processionaria si spostano sempre in fila indiana (in processione), si nutrono degli
aghi dei pini provocando molti danni come la defogliazione del pino e l’indebolimento
dell’albero.
Le larve inoltre hanno il corpo ricoperto di peli estremamente urticanti.

Diametro protetto: 45 cm (circonferenza 140 cm)
Accessori: prolunga da 70 cm di lunghezza.

D.D.I. esegue il servizio completo

  • Monitoraggio estivo degli insetti adulti
  • Trattamento autunnale con Bacillus thuringensis
  • Posizionamento Collare per processionaria
  • Ritiro sacchetto di raccolta a fine processione
  • Smaltimento delle processionarie



BRUCO AMERICANO

Nome: Hyphantria cunea,
Famiglia: Arctidae
Origine e diffusione: Specie originaria del nord America (Stati Uniti, Canada), è stata introdotta in Europa nel 1940, ed in Italia tra il 1975 e il 1977. Partendo dalla Val Padana, si è diffusa rapidamente in tutta l’Italia settentrionale e centrale attraverso i mezzi di trasporto, causando gravi danni alle latifoglie presenti sia nelle aree verdi urbane, che lungo le strade e le linee ferroviarie.
Piante ospiti: Può attaccare circa 200 specie con netta prevalenza per le latifoglie arboree ed arbustive. Tra quelle che vengono impiegate nelle alberature stradali e nei parchi si ricordano: gelso, acero, platano, tiglio, olmo, ippocastano, frassino, pioppo, salice, ecc. (mai le conifere). Fra le piante di interesse agrario si segnalano diversi fruttiferi: melo, pero, noce, susino e vite.
Danni: Le larve divorano completamente le parti verdi della pianta lasciando solamente le nervature principali delle foglie. Gli eventuali frutti possono subire dei danni a livello dell’epidermide.

MINATORE FOGLIARE DELL’IPPOCASTANO

Origine e diffusione: Cameraria ohridella è un lepidottero appartenente alla famiglia dei gracillaridi originario dei Balcani. In Italia questa specie è stata segnalata per la prima volta a Dobbiaco nel 1992 e si è poi diffusa rapidamente in tutto il Triveneto.
Biologia e danni: Nei nostri ambienti questo insetto produce 3-4 generazioni all’anno. Trascorre l’inverno allo stadio di crisalide, riparata nelle foglie secche cadute al suolo e più raramente allo stadio adulto. In primavera gli adulti compaiono agli inizi di maggio. Le femmine depongono singole uova sulla pagina superiore delle foglie dell’ippocastano. Le larve scavano delle mine che si espandono fino a diventare lunghe anche 4 cm. In caso di forti attacchi, una singola foglia può essere interessata da molte mine che confluiscono e portano al completo disseccamento della foglia. Di conseguenza diminuisce drasticamente la capacità fotosintetica della pianta fino ad arrivare alla caduta anticipata delle foglie. Nei casi più gravi si può verificare una seconda fioritura a fine estate. I contorni della mina, la larva del minatore ed i suoi escrementi sono ben riconoscibili osservando le foglie colpite in controluce.
Difesa: Per limitare l’infestazione in primavera è di fondamentale importanza la raccolta ed eliminazione autunnale delle foglie cadute a terra, che ospitano le crisalidi destinate a passare l’inverno. Sempre allo scopo di limitare la popolazione di questo insetto minatore è consigliabile asportare e distruggere periodicamente le foglie cadute a terra anche durante la stagione estiva. Gli adulti sfarfallati dalle crisalidi svernanti si raccolgono in gran numero sul tronco e possono essere eliminati selettivamente trattando il tronco stesso con insetticidi di contatto (ad esempio piretroidi). Quando risultano impiegabili trattamenti chimici alla chioma, buoni risultati possono essere ottenuti controllando la prima generazione con insetticidi chitina-inibitori. Questi regolatori di crescita devono essere distribuiti all’inizio dei voli (fine aprile, primi di maggio) in modo da colpire le uova e le larve ancora molto piccole.

TINGIDE DEL PLATANO

Nome scientifico: Corythuca ciliata.
Lotta: La specie è diffusa in tutta l’Italia e buona parte d’Europa; si è osservata essere particolarmente aggressiva in presenza di monofilari di platani. La rapida reinfestazione e l’elevatissimo numero di focolai hanno sempre ostacolato l’esecuzione di una lotta efficace; a questo proposito è necessario sottolineare che non si è ancora riusciti a stimare il danno apportato ai platani; infatti molto difficilmente il fitofago determina forti defogliazioni. La lotta può pertanto essere attuata per prevenire un eccessivo indebolimento della pianta ed è destinata a platani di particolare pregio. L’intervento deve essere effettuato in un momento di massima presenza degli stadi giovanili, in quanto le uova difficilmente vengono devitalizzate dagli insetticidi e gli adulti si lasciano cadere al suolo se disturbati dal getto del nebulizzatore. Un trattamento eseguito tramite irrorazione della chioma a metà o fine luglio, e specificamente indirizzato contro gli stadi giovanili della seconda generazione estiva, può condurre ad un soddisfacente abbassamento della popolazione. A tale scopo possono essere impiegati i seguenti principi attivi: piretrine naturali o di sintesi. Per platani di particolare pregio in primavera si può ricorrere all’iniezione del tronco con idonei formulati.

CANCRO COLORATO DEL PLATANO

L’agente della malattia conosciuta con il nome volgare di cancro colorato del platano è un fungo ascomicete. La sua diffusione attualmente interessa la Toscana, la Campania, il Lazio, le Marche, l’Emilia e buona parte del Nord Italia. Nel Veneto la presenzadel cancro colorato del platano ha creato una drammatica situazione per la sopravvivenza di questa pianta.
Diffusione: Le vie di penetrazione più comuni del cancro colorato del platano sono rappresentate dalle ferite che vengono a contatto con il fungo contenuto nelle parti di piante infette. Pertanto, l’uomo risulta essere il principale responsabile della diffusione della malattia quando pota, quando provoca soluzioni di continuità, quando abbandona materiale vegetale infetto, tutte queste azioni effettuate di routine in questo caso divengono pericolose fonti d’inoculo. L’infezione può passare da una pianta all’altra anche tramite anastomosi radicali, unione tra radici; eventualità molto frequenti se le piante sono vicine. Altro mezzo di contagio sembra essere l’acqua dei fossati che trasporta l’inoculo presente nelle radici ammalate o nei residui vegetali prodotti con la potatura o l’abbattimento.

AFIDI

Gli afidi sono insetti conosciuti come “pidocchi delle piante” che infestano quasi tutte le piante ornamentali, sia da interno che da esterno, oltre che le colture di interesse agrario.
Gli adulti, lunghi da uno a quattro millimetri, sono ricoperti da un sottile tegumento di colore giallo chiaro o verde, o grigio, o nero. Alcune forme sono alate per cui possono migrare da una pianta all’altra, raggiungendo nuovi ospiti vegetali fino a centinaia di chilometri di distanza. Le forme non alate (attere) invece, dopo avere perso le ali, concentrano tutte le loro risorse nella riproduzione, dando così vita in breve tempo a colonie affollatissime.
Gli Afidi hanno grande capacità di adattamento, specie nei climi temperati. Le piante possono essere attaccate da specie diverse, più o meno frequenti e pericolose, olifaghe o polifaghe (che si nutrono di poche specie o di molte), e spesso in grado di diventare resistenti agli insetticidi. Per fortuna questi fitofagi hanno numerosi nemici naturali ed è proprio su questi antagonisti che si fa affidamento per contenere le infestazioni al di sotto della soglia di danno economico nei programmi di lotta biologica.
Sintomi sulle piante: Gli afidi oltre a provocare danni diretti con la sottrazione della linfa e con l’emissione di saliva che provoca alterazioni fisiologiche, producono gravi danni indiretti in quanto sono capaci di trasmettere moltissimi virus nutrendosi di piante infette prima e passando poi a quelle sane.

COCCINIGLIA (MEZZO GRANO PEPE)

La Saissetia oleae (Oliv.) detta anche “mezzo grano di pepe” per la sua forma emiglobosa caratterizzata da un rilievo dorsale ad H e per la colorazione scura, è la cocciniglia più diffusa e dannosa degli oliveti, ma essendo polifaga può svilupparsi a spese di molte piante di interesse agrario e ornamentale.
Danni: Provoca un danno diretto con la sottrazione della linfa e uno indiretto provocato dal rilascio della melata. Quest’ultima si deposita sulla vegetazione sottostante e favorisce lo sviluppo di funghi saprofiti che, incrostando rami e foglie, riducono la fotosintesi e gli scambi gassosi causando un deperimento progressivo degli olivi che provoca una generale diminuzione dell’attività vegetativa, con conseguenti scarse fioriture e fruttificazioni.

 

METCALFA PRURINOSA

Metcalfa pruinosa, di colore grigio-bruno scuro ricoperto non uniformemente da cera bianca, è un omottero della famiglia dei flatidi di origine americana. Osservata per la prima volta in Italia nel 1979 nei dintorni di Treviso, questa specie si è diffusa rapidamente grazie soprattutto all’elevata polifagia (più di 200 piante ospiti). L’adulto è lungo circa 7-8 mm e presenta in posizione di riposo delleali trapezoidali tenute a tetto sull’addome. Se disturbato si sposta con rapidi salti o brevi voli. Le neanidi e le ninfe sono facilmente individuabili grazie alla abbondante presenza di secrezione cerosa biancastra mista alle esuvie che ricoprono la vegetazione.
L’uovo è di color bianco perlaceo e di forma allungata, presenta due solchi longitudinali paralleli; viene inserito singolarmente in anfratti e screpolature della corteccia di numerose piante arboree o arbustive.
Piante ospiti: Questo flatidae può vivere su numerose piante ornamentali utilizzate nelle alberature stradali, nei parchi e nei giardini (platano, tiglio, pioppo, ippocastano, acero, oleandro, magnolia, alloro, betulla, ficus, ecc.) e su piante di interesse agrario (massicce infestazioni sono state segnalate su vite, soia, kaki, olivo e actinidia). Gli incolti erbacei e quelli arbustivi di acero campestre, rovo, salice, ligustro e robinia costituiscono potenziali serbatoi d’infestazione e di diffusione.
Danni: Dotata di apparato boccale pungente succhiante, M. pruinosa si nutre aspirando dai vasi floematici la linfa elaborata. Solo in presenza di un elevato grado di infestazione l’attività trofica può provocare un rallentamento nello sviluppo dei germogli. Più consistenti risultano invece i danni indiretti dovuti all’abbondante produzione di cera e melata che imbrattano la vegetazione e al conseguente sviluppo di fumaggini. Questi danni estetici sono particolarmente temuti sulle colture florovivaistiche in quanto possono provocare gravi deprezzamenti.

CIMICE DELL’OLMO

L’insetto (della famiglia dei Rincoti), della lunghezza di mm 4-7, è comunemente indicato come “cimice dell’olmo” per la sua tendenza a colonizzare le chiome degli esemplari di tale genere botanico. Non è classificabile come patogeno per le piante su cui vive, non provocando loro alcun danno o sofferenza. Si nutre, infatti, di parti vegetali che vengono poi normalmente rilasciate al suolo. Tale insetto non è dannoso nemmeno per l’uomo o gli animali, nonostante l’oggettivo disagio che reca, per la sua propensione ad invadere gli ambienti domestici, e per il cattivo odore emanato dagli individui schiacciati, meccanismo di difesa comune a moltissimi altri insetti. Eventuali punture o irritazioni cutanee non sono attribuibili all’Arocatus melanocephalus, quanto piuttosto ad altri insetti o fattori abiotici presenti in ambito urbano.

OZIORINCO

L’ Otiorrhynchus cribricollis (Gill.) è un coleottero curculionide molto comune oltre che sull’olivo anche su vite, pesco, fragola e varie piante forestali e ornamentali.
Danni: È un insetto che da adulto pratica delle tipiche erosioni dentellate sui margini fogliari. Rode anche la corteccia dei giovani germogli o, con forti infestazioni, i piccioli di foglie e drupe provocando cascole anche notevoli. Sotto forma di larva, agisce invece nel terreno nutrendosi a spese delle radici delle piante ospiti. Tali danni si riscontrano solo saltuariamente sull’olivo mentre sono più diffusi sulle piante erbacee altrettanto colpite da questo fitofago.
Ciclo: Compie una generazione all’anno. L’adulto sfarfalla nella tarda primavera, ma si riproduce e depone le uova soltanto in autunno. Le larve nascono e si nutrono a spese delle radici. Svernano nel terreno per completare il ciclo l’anno successivo.


CIMICE MARMORIZZATA

Leggi il pdf sulla nuova minaccia per i nostri ambienti, la cimice marmorizzata.