I TARLI DEL LEGNO

Fin da quando l’uomo ha utilizzato il legno per la costruzione delle proprie dimore, i parassiti del legno sono stati coinvolti nel distruggere queste strutture. Funghi e insetti xilofagi giocano un ruolo molto importante in natura in quanto sono deputati a riciclare nel suolo i nutrienti altrimenti immobilizzati nel legno.
Gli insetti infestanti del legno sono suddivisi in due grosse categorie: quelli che possono utilizzare il legno in opera e quelli che non sono in grado di farlo in quanto legati ad alberi deperenti e alle prime fasi di lavorazione del legname.

Il tarlo dei mobili, Anobium punctatum

Gli adulti, lunghi 2-5 mm, sono bruno rossastri e presentano gli ultimi 3 segmenti delle antenne più sviluppati degli altri.
Le elitre hanno striature longitudinali molto evidenti e il capo, visto di lato, presenta il profilo superiore fortemente incurvato.
Generalmente nel mese di giugno compaiono le forme alate, in grado di sopravvivere non più di un mese.
Le femmine, dopo gli accoppiamenti, depongono fino a sessanta uova nell’arco di 6-10 giorni, inserendole con il loro ovodepositore estro flessibile nelle fessure del legno, anche in quelle più piccole.
Lo sviluppo larvale è lento e necessita di 2-3 anni, al termine del quale la larva matura si porta in prossimità della superficie, dove costruisce una camera pupale, rappresentata da uno spazio chiuso e ridotto, all’interno del quale avviene la trasformazione (metamorfosi). Dopo circa 3 settimane, l’adulto fuoriesce all’esterno attraverso un caratteristico piccolo foro circolare (1,5 mm di diametro).

L’orologio della morte, Xestobium rufovillosum

Questa specie attacca i legnami duri di latifoglie (quercia, castagno e faggio) colonizzati da materiale fungino e in alcune situazioni può provocare gravi danni, specialmente alle strutture di importanza storica. Ad esempio, una notevole quantità di materiale ligneo utilizzato nel palazzo di Versailles in Francia è stato distrutto da questo coleottero. L’adulto, molto caratteristico, è lungo 6-9 mm e munito di piccoli ammassi di setole dorate. I nuovi fori d’emergenza, che si evidenziano in maggio-giugno, hanno un diametro di circa 4 mm, e sono due volte più grandi rispetto a quelli prodotti da Anobium sp. Solitamente le femmine depongono una sessantina di uova (3-4 per volta), ma in alcuni casi ne sono state ritrovate più di 200.
Durante gli accoppiamenti questi insetti sono in grado di battere il capo ripetutamente (10 colpi in 2 secondi), ad intervalli regolari, contro il legno, simulando il ticchettio dell’orologio.
Tale rumore, percepito soprattutto di notte, è valso loro il nome di “orologio della morte”.
In condizioni favorevoli il ciclo di vita può essere completato in 1-2 anni, ma si può estendere ai 3-4, raggiungendo addirittura i 10 anni.

Lyctus brunneus

L’adulto, di colore rosso ruggine o giallo bruno, è lungo 4-6 mm. La femmina in primavera depone complessivamente 50-60 uova all’interno dei vasi linfatici, introducendo con il lungo ovodepositore fino a 6 uova per volta. Queste possono essere deposte anche nelle piccole screpolature o nelle anfrattuosità del legno sottoposto ad una prima lavorazione come lo scortecciamento.
La maturità viene raggiunta in 6-12 mesi, e i nuovi adulti, dopo una ventina di giorni in camera pupale, sfarfallano attraverso un piccolo foro di 1,5 mm.
L’insetto è in grado di attaccare il legno di diverse latifoglie da porre in opera (tavole e compensati) oppure già lavorato (mobili, battiscopa, parquet). Il legno infestato è caratterizzato da gallerie riempite di rosume polverulento, molto fine e simile a talco.

ll capricorno delle case, Hylotrupes bajulus

Il capricorno è un importante infestante del legno strutturale e ornamentale in molti paesi del mondo. I danni arrecati possono rivelarsi d’estrema importanza, soprattutto quando interessano le strutture portanti dei tetti. Intere travi, infatti, nel corso di alcuni decenni vengono interamente minate dalle gallerie larvali, assumendo un aspetto tipicamente spugnoso e conservando integro solamente un sottile strato esterno di 1-2 mm di spessore. Lo stadio larvale di questo cerambicide si alimenta nella parte tenera di legno di pino, abete o larice, con un grado d’umidità compreso fra il 10% e il 20%.
Può essere segnalato però anche su quercia, pioppo, olmo, nocciolo. L’individuo maturo, lungo 15-25 mm, è di colorazione scura, quasi nera; ha la regione al di sotto del capo rotondeggiante e presenta una caratteristica macchia traslucida nerastra su ogni lato.
Durante la bella stagione le femmine, dopo essere emerse dal legno infestato e dopo l’accoppiamento con i maschi, cominciano a deporre le uova (circa 170) in piccoli gruppi, introducendole nelle fessure naturali e nelle spaccature. La schiusa avviene circa 10 giorni dopo e il primo stadio larvale scava immediatamente nel legno una breve galleria, cominciando ad alimentarsi. Le femmine generalmente creano delle lunghe gallerie orientate nel senso delle fibre, ma camere più ampie possono essere scavate in sezioni particolarmente favorevoli per lo sviluppo larvale.
I residui prodotti durante questi movimenti sono costituiti da polvere leggermente granulare e composta da escrementi cilindrici di legno digerito mescolati a frammenti irregolari che non hanno attraversato il tratto digerente. Solitamente il suono prodotto dalle mandibole delle larve più grosse mentre si alimentano possono essere percepite fino ad una distanza di 1-2 m. A differenza degli Anobidi, la larva di capricorno perfora la superficie del legno per creare il foro di uscita ovale (6-9 mm di lunghezza e 4-5 mm di larghezza). Quindi si ritrae in una camera pupale e chiude l’apertura con lunghe fibre legnose. Dopo 20 giorni si forma l’adulto che ben presto rimuove il tappo di rosura ed emerge all’esterno. In diversi casi documentati gli individui sessualmente maturi si sono riprodotti all’interno delle gallerie, senza mai raggiungere la superficie.
Il ciclo di vita di questa pericolosa specie infestante è fortemente influenzato dal tenore di acqua presente nel legno. In condizioni favorevoli l’intero sviluppo può completarsi in 2 anni, anche se normalmente nel legno strutturale sono necessari 3-6 anni. Tuttavia in condizioni estreme (legno molto vecchio associato a temperature particolarmente sfavorevoli) l’insetto emerge anche dopo oltre 10 anni.

IL CONTROLLO DEGLI INSETTI PARASSITI DEL LEGNO

1. Atmosfera controllata

La tecnica denominata atmosfera controllata o modificata è uno dei mezzi per eliminare gli insetti presenti all’interno del legno. Come dice il nome, si tratta di modificare la composizione dell’atmosfera in cui vivono gli insetti: tenendo conto che l’aria nell’ambiente in cui viviamo è composta di azoto per il 79%, di ossigeno per il 21% e di anidride carbonica per lo 0.03%, modificando la proporzione di azoto ed anidride carbonica si crea un’atmosfera in cui nessun essere vivente può sopravvivere per periodi più o meno lunghi. L’atmosfera deve essere modificata all’interno di un ambiente sigillato, in grado di impedire gli scambi gassosi con l’esterno. Esistono apposite camere, fisse o mobili, in cui la miscela gassosa viene iniettata fino alla saturazione, altrimenti è possibile operare direttamente nell’ambiente in cui sono presenti i manufatti da trattare. In questo caso, occorre sigillare con cura tutte le possibili aperture che potrebbero permettere al gas di fuoriuscire. La miscela gassosa utilizzata è erogata da un generatore, munito di dispositivo di controllo computerizzato, che agisce sostituendo l’ossigeno dell’atmosfera con azoto e anidride carbonica mediante un flusso della miscela gassosa. Il tempo necessario è però piuttosto lungo, superiore ai dieci giorni.
A differenza di quanto prescritto per i gas tossici, l’impiego dell’atmosfera controllata non è soggetto ad alcuna restrizione di legge: la tecnica può essere pertanto applicata da tutte le imprese del settore delle disinfestazioni che siano in possesso delle necessarie attrezzature.

2. Spennellature, spruzzature e siringature

L’applicazione dei prodotti chimici può essere fatta tramite spennellature del legno attaccato, oppure irrorando le superfici con l’ausilio di spruzzatori.
Queste tecniche hanno l’importante pregio di presentare costi di applicazione estremamente bassi. Tuttavia, la loro efficacia è piuttosto modesta, e non consentono di ottenere risultati duraturi, dal momento che la penetrazione del liquido all’interno del legno non supera generalmente 1 mm. Inoltre, è spesso necessario più di un intervento per il conseguimento di risultati apprezzabili.
Gli insetticidi così distribuiti non esplicano la loro azione tossica nei riguardi di tutti gli insetti presenti nel legno, ma solo di quelli che scavano negli strati più superficiali pronti ad impuparsi e a sfarfallare, così come proteggono dall’ingresso di nuove larve.
Un altro sistema spesso impiegato per il controllo dei tarli e di altri xilofagi è quello di immettere il liquido direttamente nelle gallerie scavate dagli insetti attraverso i fori di sfarfallamento. In questo modo, si ha l’opportunità di far penetrare l’insetticida piuttosto in profondità. Tuttavia, gli accumuli di segatura presenti nelle gallerie possono ostacolare il flusso del liquido, il quale potrebbe non riuscire a penetrare a sufficiente profondità.
I prodotti impiegati sono generalmente pronti all’uso a base di piretroidi, soprattutto permetrina e cipermetrina. Come regola generale, quando si trattano manufatti di valore, mobili o pavimenti si dovrebbe eseguire un trattamento di prova su una piccola area fuori dalla vista, attendendo la completa asciugatura della zona per verificare eventuali effetti indesiderati del solvente.

3. Iniezioni a pressione

Un metodo sicuro per far penetrare il prodotto in profondità nel legno è quello di iniettarlo a pressione più o meno elevata. L’obiettivo può essere raggiunto utilizzando degli appositi iniettori collegati ad una pompa a pressione. In alternativa, il trattamento può essere compiuto tramite dispositivi a pistola, in grado di esercitare pressione dell’ordine di 2-5 kg/cm2. La profondità raggiunta con tali pressioni dipende soprattutto dal tipo di legno e dal suo stato. Su legni ben stagionati, con contenuto di umidità inferiore al 15-20%, il prodotto può penetrare per diversi millimetri.
I prodotti da iniettare dovranno essere residuali, in modo da esplicare a lungo la loro azione insetticida. Soprattutto su manufatti di particolare pregio, si dovrà avere cura di evitare bagnature che possano produrre danni al legno o alle decorazioni. In questi casi, v anno realizzate prove su piccole aree nascoste, attendendo l’asciugatura del prodotto in modo da verificare l’eventuale presenza di alterazioni.