LE VESPE

Le vespe formano delle colonie più o meno complesse, spesso numerose, e, per questo motivo vengono comunemente considerate “insetti sociali”:

  • Contemporaneamente convivono almeno due generazioni distinte, figli e genitori;
  • Individui diversi collaborano all’allevamento della prole;
  • Le uova sono deposte solamente da alcuni insetti presenti nel nido.

Questi insetti, che frequentano regolarmente l’ambiente urbano, hanno un ciclo stagionale che inizia in primavera e termina in autunno con la scomparsa della società (colonie annuali).
Il nido, di materiale simile a carta e costantemente rimodellato da secrezioni delle ghiandole salivari, è costruito ogni anno nel terreno o sulla vegetazione oppure direttamente sulle pareti o all’interno degli edifici stessi.

Le caratteristiche architettoniche di questa struttura variano da specie a specie, ma si possono riconoscere:

  • Il peduncolo (prima parte) che è costruita, con funzioni d’ancoraggio, al substrato e difesa
  • L’involucro, sia come protezione alle cattive condizioni ambientali e che come difesa contro i predatori
  • Il favo, formato da cellette esagonali, deputato all’allevamento e sviluppo degli stadi immaturi

I CALABRONI

I calabroni (Vespa cabro nel nord e V. orientalis nelle regioni meridionali) sono le vespe di maggiori dimensioni nel nostro paese, con operaie lunghe fino a 25 mm e regine che possono raggiungere 35 mm. L’esperienza mostra che si può “convivere” in modo soddisfacente con un nido di calabrone rispettando una distanza di sicurezza di circa 5 m. In primavera, verso maggio, una femmina che ha trascorso l’inverno in una zona sicura, spesso nel terreno, individua un sito adatto ed inizia la costruzione del nido.

Questa specie preferisce le piccole cavità degli alberi, ma nell’ambiente urbano utilizza anche luoghi riparati e protetti come solai, camini, pozzi, intercapedini contenenti gli avvolgibili delle finestre.
A giugno le prime operaie cominciano a svolgere i loro compiti di manutenzione del nido e ricerca del cibo, permettendo alla regina di ridurre i suoi spostamenti all’esterno per dedicarsi quasi esclusivamente alla deposizione delle uova.
Il nido aereo del calabrone è formato da diversi favi sovrapposti, racchiusi da un involucro piuttosto friabile e continuamente rimodellato dalle operaie. In autunno assume una forma piuttosto allungata, potendo raggiungere 60 cm d’altezza e 30 cm di diametro. La colonia raramente può comprendere più di 1000 individui. Una caratteristica di questi infestanti è la possibilità della “ricollocazione della colonia” che avviene quando il vecchio nido non è più sufficiente a contenerla e sononecessari nuovi spazi per espandersi.

Di conseguenza la regina con le operaie si sposta in un sito più favorevole e viene costruito un nuovo nido, anche se quello vecchio continua ad essere frequentato fino alla completa indipendenza delle larve ancora presenti. In agosto-settembre un nido su quattro può derivare da questo particolare comportamento. Nel tardo autunno avvengono gli accoppiamenti, con successiva ibernazione delle femmine.
Il cibo di questi insetti comprende sostanze liquide zuccherine e proteine solide. Sono riconosciuti, anche se non ben quantificati, danni alle colonie d’api tramite predazione, e consumi di frutta di vario tipo.

Il veleno

Quando una vespa utilizza il pungiglione, una piccola quantità di veleno neuro tossico (0,05-0,3 ml) prodotto da due particolari ghiandole tubuliformi penetra all’interno dell’organismo. La natura chimica di questa sostanza è particolarmente complessa e comprende molecole proteiche, responsabili di reazioni allergiche, molecole volatili ed istamina. Poiché la quantità di veleno inoculata con una singola puntura è piuttosto limitata, sembra che tale sistema di difesa non abbia lo scopo di eliminare fisicamente un grosso predatore, come l’uomo, quanto piuttosto di provocare il maggior dolore possibile. E’ da un punto di vista farmacologico l’istamina, oltre a diverse proprietà, che può determinare la stimolazione delle terminazioni nervose deputate alla sensibilità.
Generalmente una o più punture, al di fuori del cavo orale, non sono particolarmente pericolose, ma questa spiacevole sensazione può complicarsi in quanto alcune persone reagiscono in modo drammatico anche a piccole quantità di veleno contenente le sostanze allergeniche. Tali reazioni possono essere a carattere locale, oppure sistemico, più importanti. Nel 10% dei casi si possono registrare crisi asmatiche più o meno gravi, e nel 5% si arriva allo shock anafilattico, talvolta con esito fatale nell’arco di un’ora. Questo fenomeno rende le vespe particolarmente pericolose, almeno in taluni casi, e la reazione scatenata da una seconda puntura, ricevuta dopo pochi mesi/anni dalla prima, nel 60% dei casi risulta molto più grave ed evidente.
In queste situazioni è indispensabile contattare immediatamente un medico. Individui a rischio devono essere in grado di farsi immediatamente un’iniezione, magari con un’auto iniettore, d’adrenalina, forse l’unico farmaco, anche se con effetti collaterali piuttosto importanti, in grado di risolvere i casi più gravi di shock allergico.

Perché combattere le vespe

Molti sono i fattori che influiscono sulla densità di popolazione delle vespe, per questo ci sono degli anni più favorevoli ed altri in cui la presenza è particolarmente scarsa. Tuttavia, l’apice della popolazione negli ambienti temperati si raggiunge in agosto-settembre. In aree pubbliche una soglia critica corrisponde a 7-10 vespe per ora.

È chiaro che le vespe sono pericolose per le persone e gli animali domestici in quanto possono pungere con il loro aculeo velenoso, ma deve essere sottolineato che è utilizzato quasi esclusivamente per la difesa del nido. Un problema invece spesso sottovalutato è la possibilità di contaminazione dei prodotti nelle aziende conserviere e dolciarie. Le vespe sono generalmente artropodi “piuttosto puliti”, ma quando frequentano in cerca di cibo allevamenti, escrementi animali, depositi di rifiuti, cassonetti, possono contaminarsi con diversi microrganismi patogeni. Alcuni studi hanno evidenziato la capacità di trasporto di batteri come Escherichia coli, in grado di provocare gastroenteriti, e Salmonella spp.

Shock anafilattico

Reazione allergica causata da ipersensibilità e allergia verso una sostanza antigenica (detta allergene). L’esposizione alla sostanza può avvenire per inalazione, ingestione, contatto, o inoculazione dell’allergene. La reazione di anafilassi propriamente detta avviene nei confronti di un antigene con cui il soggetto è già entrato in contatto precedentemente.

Lo shock anafilattico è la forma più grave e potente delle reazioni anafilattiche; se non trattato può portare alla morte.
La gravità della reazione è definita dalla scala di Mueller nei seguenti gradi (0: reazioni locali estese, 1-4: reazioni sistemiche):

0: reazione cutanea senza significato clinico
I: sintomi generali (vertigine, cefalea, angoscia) + reazioni cutanee
II: oltre a 0+I, caduta della pressione arteriosa, tachicardia, sintomi gastrointestinali
III: oltre a 0+I+II broncospasmo
IV: arresto cardiorespiratorio.

Trattamento di emergenza

Lo shock anafilattico è un’emergenza che mette in pericolo di vita chi lo subisce in quanto provoca una rapida occlusione delle vie respiratorie che si verifica spesso già subito dopo i primi sintomi. Di vitale importanza è chiamare i soccorsi immediatamente, in quanto la mancata ossigenazione del cervello potrebbe arrecare danni anche irreversibili.
Lo shock richiede assistenza medica immediata. Può essere d’aiuto un primo soccorso realizzato attraverso l’iniezione di adrenalina e, in caso di arresto cardiorespiratorio, la rianimazione cardiopolmonare.

L’assistenza respiratoria può essere resa molto difficoltosa dall’ostruzione delle vie respiratorie. Si può presentare edema alla glottide, per la quale anche l’intubazione attraverso il laringoscopio diventa difficoltosa; nei casi più gravi si può procedere con la tracheotomia.
Pazienti predisposti a reazioni anafilattiche possono portare con sé una siringa ad auto iniezione contenente adrenalina. L’adrenalina, infatti, previene la costrizione delle vie respiratorie e spesso salva la vita.

L’organismo umano, però, ha già una sua tecnica di autodifesa, che garantisce per alcuni minuti la sopravvivenza dell’intera persona. All’ostruzione delle vie respiratorie, infatti, il cervello dà l’ordine di rilasciare massicce dosi di adrenalina, che, una volta nel sangue, portano alla dilatazione delle vene capillari e delle arterie, dando per alcuni istanti una sensazione di sollievo.
L’effetto, purtroppo, non è duraturo e aiuta solo chi sta cercando di intervenire a guadagnare più tempo per salvare la persona colpita da shock anafilattico. Gli effetti visibili dell’adrenalina che è stata rilasciata nell’organismo sono, soprattutto nei primi istanti, sudorazione fredda e mani gelate. Questi sintomi sono dovuti all’adrenalina rilasciata dall’organismo.